Leggere e non capire: il disturbo di comprensione del testo scritto

La lettura è un processo complesso che include una combinazione di abilità percettive, psicolinguistiche e cognitive. Le sue componenti principali sono l’accuratezza (fonologica e ortografica) e la fluidità (il tempo impiegato per il completamento della lettura). L'obiettivo è la comprensione: estrarre e costruire il significato del testo. In una società alfabetizzata, questa facoltà rappresenta un comportamento esclusivo e fondamentale dell'essere umano e un caso particolare di comprensione del linguaggio. Da un punto di vista pratico, comprendere materiali scritti è un'abilità essenziale per avere successo nelle varie attività sociali, come la scuola, il lavoro, lo sport, la politica, la scienza. D’altro canto, le strategie di comprensione rappresentano il fulcro del processo di alfabetizzazione. Lo sviluppo tecnologico, inoltre, ha prodotto dispositivi che interagiscono con l'uomo in modo prevalentemente scritto (ad esempio, PC, palmari, schermi pubblicitari, cellulari, fotocamere etc.). La necessità di utilizzarli in modo efficiente ed efficace implica un'adeguata comprensione dei messaggi che trasmettono. Il progresso della tecnologia ha rappresentato, quindi, uno dei principali propulsori dei modelli di comprensione del testo. La stessa multimedialità nell'apprendimento, nel lavoro e nello svago ha contribuito a indirizzare la ricerca sul versante della comprensione della lettura. Tuttavia, mentre la componente decifrativa della lettura rappresenta un settore molto studiato, sia in ambito psicolinguistico, sia in quello più generale della psicologia cognitiva, la comprensione del testo è un ambito d’indagine relativamente recente, affrontato nelle fasi iniziali dagli studiosi dei processi di apprendimento e di memoria. Negli ultimi anni si assiste, però, a un crescente interesse sull’argomento da parte di ricercatori di differenti discipline. In ambito psicologico ciò ha condotto a un’evoluzione delle ricerche e dei modelli teorici della lettura e, nello specifico, della comprensione. Nonostante l'assenza di una teoria esaustiva e univoca, la comprensione è andata sempre più configurandosi come una costruzione attiva di una rappresentazione mentale del contenuto di un testo. Pur essendo un'attività unitaria, comprende differenti e molteplici sottoabilità che richiedono l'intervento di processi cognitivi e metacognitivi, il cui perfetto funzionamento e sincronizzazione permettono il raggiungimento del risultato finale.

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I bambini e la TV:

come trasformare la fruizione in un momento di regolazione affettiva


In ambito scientifico e tecnologico sempre più ricercatori si interrogano sul ruolo della TV e di altri mezzi di comunicazione (smatphone, tablet e PC in primis) nello sviluppo cognitivo, affettivo, sociale e comportamentale dei bambini. Restano, tuttavia, aperti numerosi interrogativi su come affrontare adeguatamente l'alfabetizzazione mediatica in modo funzionale al benessere dei più piccoli.

La tv, come afferma Dafna Lemish  docente del Dipartimento di Comunicazione dell'Università di Tel Aviv, "non è né il messia né il demone dell'infanzia, ma un mezzo importante nella vita di tante persone che ha un grosso potenziale e un'ampia gamma di qualità significative, sia buone sia cattive".

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Da quando ci svegliamo la mattina fino a quando andiamo a dormire, le emozioni sono alla base di ogni nostro atteggiamento e, seppur contribuiscano alla nostra sopravvivenza e sicurezza, non sempre sono positive e piacevoli. D'altro canto anche l' ansia, sebbene sia vissuta come un'emozione negativa, ha una funzione adattiva: rende consapevole della possibilità che accadano eventi spiacevoli, contrari ai propri desideri e contemporaneamente che è necessario fare qualcosa per evitare questa evenienza. I problemi avvengono quando diventa cronica o troppo intensa, sproporzionata rispetto all'occorrenza di un reale pericolo. In altre parole, le persone che hanno paure inappropriate e irrazionali, sperimentano forti sentimenti di ansia anche quando il pericolo non sussiste o è minimo, sperimentando uno o più sintomi, come:

  • Respiro corto, affannoso, superficiale; rantoli; oppressione al petto e nodo alla gola; senso di soffocamento; balbuzie;
  • Sudorazione; prurito; vampate di caldo o freddo; rossore facciale;
  • palpitazioni; tachicardia; senso di svenimento; aumento o calo della pressione;
  • Inappetenza; nausea; vomito; dolori o fastidi addominali;
  • Brividi e tremori; spasmi delle palpebre; movimenti involontari e ripetitivi; sussulti; impulsi a camminare; rigidità; insonnia.

Come l'ansia anche lo stress molto spesso viene visto come qualcosa di negativo, pur rappresentando una risposta del tutto naturale dell'organismo a stimoli interni ed esterni. E', infatti, la base della nostra sopravvivenza, qualcosa che l'essere umano conosce da più di milioni di anni. Durante la preistoria i nostri antenati si trovavano a dover combattere per proteggere la propria vita ed erano per questo sottoposti a una scelta tra una reazione di attaccare o di scappare. Nel primo caso, il corpo aveva bisogno di più energia disponibile e, pertanto, erano prodotti due ormoni, l'adrenalina e il cortisolo, che aumentavano la pressione sanguigna, facevano sì che si avvertisse meno dolore da un punto di vista fisico (funzione analgesica) e azzeravano le funzioni temporaneamente  meno necessarie come la capacità digestiva o immunitaria. Se lo stimolo non rappresentava più una minaccia, si produceva maggiore morfina. In questo modo si rallentava la produzione di adrenalina e cortisolo, favorendo la riduzione della pressione sanguigna e il rallentamento delle pulsazioni. Analogamente, gli "uomini moderni", nel caso corressero il pericolo di subire un attacco e avessero il desiderio di restare illesi, potrebbero scegliere se scappare, contrattaccare il nemico, cercare aiuto e così via. Oggi, quindi, si funziona pressoché allo stesso modo dei cavernicoli. Ciò che è cambiato, però, sono i fattori di stress: non più tigri che possono attaccare, ma problemi economici, lavorativi o semplicemente una vita più frenetica. L'ulteriore differenza è che spesso non si può fuggire o attaccare la fonte dello stress con l'esito di esserne esposti per tempi protratti. Pertanto, si corre il rischio di produrre ormoni dello stress, che non si riesce a smaltire, con l'aumento conseguente di disagi e possibili malattie. Il problema non è, pertanto, l'ansia o lo stress in sé, ma quando queste condizioni si protraggono nel tempo.

L'aspetto positivo è che molte ansie e stress sono auto-generate da ogni uomo si può apprendere a eliminarli. Se ci si convince di aver perso il controllo, che i pensieri e sentimenti stanno dominando e schiacciando la propria vita, allora questa convinzione acquisisce talmente tanta forza da apparire reale. In realtà, ognuno è in grado di modificare ciò che pensa, prova e fa.

Tra i metodi scientificamente validi che abbiamo a disposizione, possiamo scegliere di controllare l'ansia  e lo stress attraverso l'apprendimento del Training Autogeno. Con questa tecnica si impara a vivere da "dentro" a "fuori", ovvero a gestire i propri pensieri, per non reagire semplicemente al mondo esterno e ai suoi stimoli.