La mia mission?

La mia mission

All'interno della cornice concettuale della CBT e di un rapporto terapeutico basato su una solida alleanza, collaboro attivamente con i miei pazienti nella risoluzione in tempi brevi (dai 3 ai 12 mesi) di problemi psicologici concreti. Il mio obiettivo è attivare tutte le risorse del paziente, suggerendo valide strategie che possano essere utili a liberare dai problemi che spesso imprigionano da tempo. Quanto appreso nel corso della terapia ha come fine ultimo quello di rendere la persona maggiormente consapevole del proprio funzionamento mentale così che possa successivamente gestire in modo autonomo gli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che generano la sofferenza. 

Di seguito si possono trovare informazioni più dettagliate sul mio approccio e sulla sua applicazione in ambito clinico.






Che cos'è la psicoterapia cognitivo - comportamentale (CBT)?

La CBT nasce negli anni '60 con Ellis e Beck ed è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (tra i quali quelli emotivi) siano influenzati da ciò che facciamo e ciò che pensiamo nel presente. Le emozioni e i comportamenti non sono, quindi, determinati dalle situazioni in sé, ma dai significati che ognuno di noi attribuisce agli eventi, nella maggior parte dei casi inconsapevolmente.

 Relazione reciproca tra pensieri, emozioni e comportamenti secondo la CBT

Relazione reciproca tra pensieri, emozioni e comportamenti secondo la CBT

 

 Per illustrare questo concetto, riprendo un esempio di Beck:

"Se una persona si trova sola in casa di notte e sente un rumore improvviso come di una finestra che sbatte, interpreterà la situazione a seconda della sua personale visione delle cose, così una persona ansiosa penserà che si tratta di un ladro che cerca di entrare in casa, sarà subito molto spaventata (emozione) e probabilmente cercherà qualcosa per difendersi (comportamento); una persona non ansiosa penserà invece che è stato il vento a provocare il rumore e, infastidita (emozione), andrà a chiudere la finestra (comportamento)". 

Tutto ciò implica che cambiando l’atteggiamento mentale, si modificano le reazioni emotive e i comportamenti.

Come terapeuta CBT, il mio scopo è, quindi, aiutare il paziente a divenire consapevole dei propri schemi e abitudini dannose, individuandoli e modificandoli. Lavoriamo sul presente, sul “qui ed ora”, definendo gli scopi della terapia in modo chiaro, concreto e condiviso e concordando un piano di trattamento. Il ruolo del paziente è, quindi, attivo. Il lavoro però non è limitato a quanto fatto in seduta. Nell’intervallo tra una seduta e l’altra il paziente svolge dei compiti: prende nota dei propri stati d’animo, pensieri e comportamenti, pianifica le attività, riconosce i pensieri negativi, raccoglie informazioni, modifica il modo di comunicare con gli altri, esegue dei veri e propri esperimenti comportamentali, etc. Questi homework sono parte essenziale della terapia alla stessa stregua delle sedute. Per comprendere meglio l'importanza degli homework riporto spesso un'analogia: 

"Se ci si affida ad un medico, ci si aspetta di ricevere istruzioni su come assumere il farmaco prescritto o seguire uno specifico trattamento anche in assenza del medico stesso. La stessa cosa vale per la CBT."
Quello che viene appreso in terapia è anche ciò che viene praticato al di fuori di essa. Vi sono ricerche che dimostrano, infatti, come pazienti che svolgono compiti a casa migliorano prima e stanno meglio più a lungo.

 

Dalla valutazione al trattamento

valutazione e trattamento psicologico

La CBT prevede una fase di valutazione che occupa, in genere, due o più sessioni. Nella pratica clinica utilizzo spesso test, questionari e batterie, integrando i risultati emersi con quanto riscontrato nel corso del colloquio clinico, dell'osservazione comportamentale e del monitoraggio delle schede di auto-osservazione. Lo scopo complessivo è raccogliere una quantità sufficiente di informazioni in modo tale da comprendere il tipo di problemi che il paziente ha (o non ha) ed il grado di rilevanza, la concomitante limitazione comportamentale, l'intensità, la frequenza e le situazioni in cui si manifestano, nonché le strategie di fronteggiamento utilizzate e i fattori di vita stressanti a cui è sottoposto. Solo un'adeguata valutazione permette di formulare un piano di trattamento custom-tailored, ovvero che prendendo come cornice concettuale la CBT sia adeguato alle specifiche caratteristiche del paziente. Terminata la fase di assessment, una seduta è dedicata alla restituzione di quanto emerso durante il processo di valutazione. Questa condivisione è uno step fondamentale nel processo di cura, caratterizzandosi come un vero e proprio intervento psicoeducativo. Dopo la restituzione si passa alla condivisione del progetto terapeutico, aiutando il paziente a divenire consapevole ed esplicitare gli obiettivi che desidera raggiungere e suggerendo eventuali altri aspetti utili da affrontare. Il percorso terapeutico è definito con l'obiettivo generale di ridurre gradualmente il disturbo presentato, migliorando l'umore e la qualità di vita, ma la definizione degli obiettivi terapeutici avviene in itinere, man mano che aumenta l'assertività e la consapevolezza dei propri bisogni. L'obiettivo generale è quindi suddiviso in sotto - obiettivi da raggiungere in fasi progressive e in molti casi consiste nel maggior avvicinamento possibile a una vita normale.

Nella pratica clinica le metodologie di intervento cognitivo sono associate a tecniche di intervento comportamentale.
Le prime permettono di individuare certi pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, di correggerli, ed arricchirli con altri pensieri più realistici e più funzionali al proprio benessere.
Le seconde consentono di modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali messe in atto in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo degli stati di disagio (coping).

A fine trattamento di solito procedo a somministrare gli strumenti psicodiagnostici proposti in fase iniziale, commentando poi i risultati con il paziente anche attraverso rappresentazioni grafiche. Questo permette di valutare l'esito della terapia, ripercorrendo i progressi fatti.

Una specifica descrizione merita l'intervento in età evolutiva. Quando lavoro con bambini o adolescenti l'intervento è di solito breve, strutturato e basato sullo stesso principio che pensiero, emozione e comportamento interagiscono in continuazione e si influenzano reciprocamente. In questo ambito, ancora più che in altri, presto particolare attenzione non solo al "cosa fare", ma al "come fare". Il percorso è, infatti, adattato alla fase evolutiva del bambino (età prescolare, infanzia, inizio dell'adolescenza e adolescenza avanzata) e alle sue specifiche peculiarità. Tuttavia, presenta una struttura che include quattro fasi principali: creare una relazione, assessment, trattamento e valutazione dell'efficacia. Innanzitutto, quindi, è fondamentale facilitare il rapporto, familiarizzando con il piccolo paziente e conquistare la sua fiducia. Segue la valutazione, attraverso il colloquio clinico, ma anche questionari e checklist, somministrate a volte al bambino/adolescente, altre ai genitori (e spesso ai suoi insegnanti), per individuare le caratteristiche comportamentali, cognitive ed emotive e il modo in cui interagiscono tra loro e con il contesto di vita. Questa fase si intreccia continuamente con il trattamento per verificarne l'andamento attraverso procedure di monitoraggio e di retest. Si definiscono, quindi, gli obiettivi e le tecniche da applicare in base alle difficoltà riscontrate, ma anche e soprattutto considerando le risorse personali e sociali presenti. Alla fine si verifica l'esito atteso, ovvero se sono stati conseguiti i risultati previsti.





Efficacia

efficacia dei trattamenti

Per le persone affette da una patologia mentale e per i loro familiari un mancato trattamento equivale a un inutile prolungamento della sofferenza con un effetto sfavorevole anche sulla prognosi. In tal senso, le tecniche della CBT rappresentano oggi dei metodi efficienti ed empiricamente sperimentati per il trattamento di numerose patologie.

Il paziente ha diritto di ricevere il trattamento psicoterapeutico che ha la maggiore evidenza scientifica di riuscita
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Quello che dico sempre ai miei pazienti è, infatti: " Prenderesti mai un farmaco che non è stato testato? O che non ha evidenze di efficacia? Probabilmente no. Lo stesso dovrebbe valere quando scegli un terapeuta in base al suo approccio ".

Quando spiego i protocolli che andremo ad utilizzare cerco di stimolarli a sviluppare una mentalità critica e non accettare asetticamente quanto proposto. Infatti, l'applicazione di ogni tecnica è preceduta da un imprescindibile momento di psicoeducazione, in cui ne sono spiegate le finalità, le modalità di utilizzo, gli obiettivi perseguiti, valutando la chiarezza delle informazioni fornite, lasciando spazio a domande, dubbi e perplessità. Do poi indicazioni su quali organizzazioni promuovano a livello nazionale ed internazionale le linee guida per una buona pratica clinica in medicina, invitando ad esempio a consultare il sito del National Institute for Care and Health Excellence (NICE), dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) o dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). In questo modo il paziente può valutare autonomamente se un protocollo o una tecnica proposta sia o meno supportata da evidenze scientifiche di efficacia. Questo ha a che fare non solo con la serietà e la deontologia professionale, ma anche con la necessità di collaborare con una persona che sia parte attiva e informata nel processo di cura. La psicoterapia è scienza.





Indicazioni terapeutiche

indicazioni terapeutiche

La psicoterapia cognitivo comportamentale è applicata in differenti contesti (clinico, sociale, educativo etc.) con bambini adulti e anziani, in quanto sono previsti protocolli differenti in base all'età e alle peculiarità della persona. E’ certamente utile che il paziente possieda una certa motivazione, poiché ha un ruolo attivo nel processo di cura. Secondo le linee guida internazionali per la diagnosi e la cura in ambito psicologico e psichiatrico è il trattamento psicologico d’elezione per diverse situazioni di malessere psicologico e per diversi quadri diagnostici psicopatologici e psichiatrici, con una efficacia dimostrata a livello scientifico secondo una prospettiva di Evidence-based Medicine.
E' indicata, infatti, per una serie di situazioni sintomatiche e patologie tra cui i seguenti.

  • Disturbi d’ansia
  • Disturbi dell’umore unipolari e bipolari
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Disturbo ossessivo - compulsivo
  • Disturbo post-traumatico da stress
  • Dipendenze patologiche
  • Disturbi sessuali
  • Insonnia e disturbi del sonno
  • Disturbi della personalità
  • Schizofrenia e psicosi
  • Disturbi psicosomatici

Inoltre, il trattamento cognitivo - comportamentale in età evolutiva include procedure la cui efficacia è ampiamente dimostrata e applicabili a una vasta gamma di problematiche riguardanti bambini ed adolescenti:

  • Problemi internalizzati : ansia, fobia sociale o prestazionale, paure specifiche, depressione, problemi psicofisiologici (enuresi, mal di testa, mal di stomaco, etc.)
  • Problemi esternalizzati : comportamenti aggressivi, iperattivi, condotte antisociali.

Entrambi possono comparire isolatamente o associati e spesso comportano bassa autostima, difficoltà scolastiche o scarse relazioni sociali. L'approccio è saldamente ancorato alla ricerca scientifica, questo fa sì che i metodi siano continuamente sottoposti a verifica.




Durata e frequenza

durata delle sedute terapeutiche


Come terapeuta CBT gli interventi specialistici sono di solito relativamente brevi. La durata è chiaramente determinata da diversi fattori (la gravità del problema, la motivazione del paziente, lo stabilirsi di una buona relazione terapeutica, ecc.), ma generalmente il periodo di trattamento è costituito da 20/40 sedute. La durata varia, quindi, dai 3 ai 12 mesi , a seconda del caso, con cadenza settimanale, per poi diradare in sedute prima quindicinali e poi mensili. A terapia conclusa di solito pianifico 2 o più incontri di controllo ( follow - up ) a distanza di 3 - 4 mesi al fine di monitorare il consolidamento delle strategie di gestione del sintomo acquisite e la loro generalizzazione nel contesto di vita. In pochi e particolari casi, solitamente in fase di crisi, è possibile iniziare con due sedute settimanali fino a che le condizioni del paziente non si stabilizzino, per poi ridurre a cadenza settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, la terapia trae comunque vantaggio dall’uso integrato di psicofarmaci o altre forme di trattamento.

 

 

Struttura delle sedute


In seduta si lavora in maniera efficiente in 50/60 minuti. Concordo con il paziente un piano di lavoro in cui ogni seduta presenta una propria struttura, nonostante mantenga sempre una propria flessibilità, variando in relazione ai contenuti emergenti. Infatti, a prescindere da quale sia la diagnosi o la fase del trattamento, aderire a una certa struttura in ogni seduta ne massimizza efficacia ed efficienza.

Di solito la struttura include una parte introduttiva con controllo della sintomatologia e decisione dell'argomento da trattare, ovvero i problemi per la cui risoluzione si decide di lavorare (sia eventi insorti nella settimana trascorsa, sia difficoltà che il paziente teme possano sopraggiungere in quelle successive). La parte intermedia prevede il monitoraggio dell'esecuzione degli homework e la discussione dell'argomento scelto raccogliendo dati e concettualizzando le difficoltà espresse in termini cognitivo - comportamentali (pensieri, emozioni e comportamenti). La discussione degli homework ha l'obiettivo di migliorare anche il senso di auto-efficacia, aiutando ogni paziente a riconoscersi il merito nella risoluzione dei problemi e nella partecipazione ad attività produttive. Nella parte conclusiva sono definiti i nuovi compiti a casa in maniera collaborativa con riassunto di quanto emerso in seduta, lasciando spazio per eventuali dubbi o domande.

Lo scopo è fornire un valido metodo di risoluzione dei problemi, che non sono solo descritti, ma discussi in modo costruttivo, così da poter trovare punti di partenza per cambiamenti e miglioramenti. Infatti, quanto appreso nel corso della terapia ha come fine ultimo quello di rendere il paziente maggiormente consapevole del proprio funzionamento mentale così che possa successivamente gestire in modo autonomo gli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che generano la sofferenza nelle situazioni problematiche che si troverà ad affrontare.

 

 

Terapie di Terza Generazione

terapie psicologiche di terza generazione

L'interesse per l'aggiornamento professionale mi ha condotto ad approfondire conoscenze e competenze cliniche specifiche, relativamente ai più moderni approcci teorico - operativi nel panorama internazionale della CBT. In particolare, sono adottate efficaci e validate metodiche di osservazione, approfondimento e concettualizzazione dei fenomeni clinici e procedure di intervento efficaci ed immediatamente utilizzabili, attingendo ai contributi attuali più accreditati e validati dell' Acceptance and Commitment Therapy (ACT) di Hayes, della Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), della Mindfulness-Based stress Reduction (MBSR) di Segal, Williams, & Teasdale e dello Schema Therapy (ST) di Young.

La cosiddetta "terza generazione" della CBT aggiunge, infatti, ulteriori potenzialità teoriche e tecniche focalizzandosi sulla modifica non tanto dei pensieri disfunzionali, quanto della loro funzione e della relazione dell’individuo con questi, attraverso strategie quali mindfulness, accettazione o defusione cognitiva (Teasdale, 2003). In particolare, i punti focali delle psicoterapie di terza generazione riguardano:

  • La relazione con le proprie esperienze interne, poiché spesso gli esseri umani tendono ad identificarsi con i propri pensieri e la proprie emozioni trasformandoli in fatti concreti, il che conduce inevitabilmente al desiderio che quelle stesse esperienze interne siano un qualcosa di diverso da quello che in realtà sono.
  •  L’evitamento esperienziale, la cui conseguenza è l’adozione di strategie cognitive e comportamentali volte a cambiare la forma o la frequenza di queste esperienze interne
  • Il restringimento del repertorio comportamentale spesso automatico e inconsapevole che porta a non impegnarsi in azioni finalizzate a perseguire i valori e gli obiettivi personali.

Le terapie cognitive di terza generazione identificano così nell’accettazione e nella pratica della mindfulness le strategie d’elezione per operare il cambiamento e implementare il benessere psicologico.

 

La pratica di essere presentiLa pratica di essere presenti

 


Costi

Per i prezzi si fa riferimento al "Testo Unico del Tariffario Professionale degli Psicologi" (anche se il D.L. 4/7/2006 n. 233 c.d. ‘Decreto Bersani’ ha abolito la tariffa minima), in cui sono indicati prezzi minimi e massimi per ogni prestazione. Scarica tariffario.

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