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Aree di intervento

Il disturbo ossessivo - compulsivo secondo il modello di Salkoviskis et Al

Secondo il modello cognitivo - comportamentale del disturbo ossessivo - compulsivo proposto da Salkoviskis et Al. (1988), pensieri insistenti e intrusivi si impongono nella mente del paziente contro la sua volontà e hanno il carattere di stimolo. Il paziente vi reagisce con interpretazioni erronee in senso catastrofico che interferiscono con il processo di selezione e valutazione. Queste convinzioni fanno sì che il pensiero intrusivo sia vissuto come estremamente rilevante e negativo. Valutazioni di questo tipo scatenano una reazione emotiva caratterizzata da inquietudine, agitazione o ansia, che implica un bisogno di agire e provoca l'esecuzione dell'effettiva compulsione. Quest'ultima, infatti, è la strategia eseguita intenzionalmente al fine di neutralizzare, ovvero prevenire le conseguenze dei pensieri intrusivi e ha, pertanto, il carattere di risposta. In tal senso è irrilevante il fatto se il tentativo di neutralizzazione sia messo in atto a livello comportamentale o mentale. In ogni caso, l'effetto della neutralizzazione consiste nella riduzione a breve termine della reazione emotiva. Meccanismi di condizionamento operante sono, quindi, responsabili della "scelta" dei rituali compulsivi.

La diminuzione dell'ansia a cui dà luogo l'emissione dei comportamenti compulsivi, favorisce sia il mantenimento, sia la cronicizzazione, sia la generalizzazione, sia l'estensione delle compulsioni. Con il tempo, infatti, le compulsioni acquistano un alto grado di autonomia funzionale e diventano progressivamente indipendenti dai meccanismi di apprendimento iniziali (Galeazzi e Meazzini, 2004). Al contempo, però, si trasmette un ulteriore segnale dell'importanza del pensiero e dell'esattezza delle assunzioni disfunzionali (ragionamento emotivo). In questo modo l'ossessione e la compulsione si stabilizzano, come illustrato dallo schema seguente (Lakatos e Reinecker, 2005).

Disturbo ossessivo-compulsivo Pescina

Quindi secondo tale modello, il paziente si convince dell'efficacia del suo comportamento come misura preventiva e quest'aspettativa rende più probabile l'impiego di altre strategie di neutralizzazione. Contemporaneamente si rafforzano le assunzioni disfunzionali sulla possibilità di influenzare l'accadere di un evento catastrofico e, quindi, sulla propria conseguente responsabilità. Inoltre, la neutralizzazione intensifica l'importanza e, quindi, la frequenza dei pensieri intrusivi, che a loro volta si ricoprono di una qualità ancora più negativa, producendo maggiore inquietudine e aumentano le probabilità di ulteriori neutralizzazioni. In questo modo il disturbo si stabilizza.

Questo modello permette di comprendere anche come i disturbi dell'umore possano elevare la ricettività e l'accettazione degli schemi disfunzionali, influenzando sfavorevolmente la rilevanza e la frequenza dei pensieri intrusivi. D'altro canto il senso di helplessness e la conseguente disforia aumentano sia la frequenza delle intrusioni mentali sia la reattività alle stesse, innescando una spirale perversa che tende ad autoalimentarsi.

Un'importante integrazione al modello di Salkovskis e Warwick, 1988 è quello proposto da Rachmann nel 1988, nel quale sono descritti in successione i diversi stadi che conducono all'insorgenza dei pensieri ossessivi (Lakatos e Reinecker, 2005):

  1. La frequenza dei pensieri intrusivi aumenta con lo stress
  2. Ai pensieri si attribuisce un significato catastrofico
  3. Sempre più situazioni e stimoli diventano minacciosi
  4. Aumentano le occasioni per l'insorgenza dei pensieri intrusivi
  5. I fattori scatenanti sono evitati o neutralizzati
  6. L'interpretazione catastrofica dei pensieri intrusivi resta immutata e/o rafforzata
  7. Nonostante l'evitamento dei fattori scatenanti, i pensieri intrusivi sono costantemente presenti.

Ossessioni pure: Tutte le persone hanno pensieri, immagini e impulsi, spesso assurdi, eccessivi, irrazionali e bizzarri, che innescano uno stato di dubbio e di incertezza riguardo a se stessi. Qualora tali esperienze non creino conflitto con il sistema cognitivo della persona, esse scompaiono spontaneamente in pochi secondi, secondo i normali processi della comune vita psicologica. Qualora invece esse siano inaccettabili, vuoi per il loro contenuto, vuoi perché conflittuali con il sistema cognitivo di credenze, atteggiamenti e valori morali della persona, si
avranno reazioni emozionali intense. Le reazioni comportamentali che ne derivano (evitamento, tentativo di scacciare i pensieri, messe alla prova, richieste di rassicurazione, ecc.), non fanno altro che aumentare la frequenza e l’intrusività di tali esperienze, aumentando ulteriormente il senso di incontrollabilità del fenomeno.
Le ossessioni pure possono riguardare il timore di:

  • Essere omosessuale
  • Tradimento e dubbi sulla relazione e sul partner 
  • Essere pedofilia, incesto (o altri tipi di perversione)
  • Blasfemia
  • Aggressione
  • Autolesionismo
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Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo col n. 2192 dal 16/02/2013

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